Baustelle - L'Amore E La Violenza, la nostra recensione

Prendete il Battiato de La voce del padrone, mettetegli in mano una tastiera Bontempi rigorosamente seventy, aggiungete un po’ di tradizione cantautorale italiana cantata “à la De André”, una ridda di citazioni dalla pioggia nel pineto sino a Sandokan… Potremmo continuare così, in un corto circuito più o meno colto che, tuttavia, rischierebbe di fare un torto a Francesco Bianconi & co. Perché se è vero che i Baustelle si divertono come sempre ad omaggiare ispiratori in maniera più o meno evidente, va detto che L’Amore e la violenza è un disco maturo, in cui un certo radicalismo viene incanalato verso sonorità “oscenamente pop”, decisamente lontane dal pur fortunatissimo lavoro precedente.


La vena pop scorre irresistibile quindi in parecchi brani, tutti concentrati nella prima parte del lavoro: una spanna sopra tutti Betty, folgorante fotografia di un certo tipo di condizione femminile che ultimamente, tende purtroppo a riempire le pagine di cronaca nel nostro paese. Se dobbiamo trovare un punto debole a questo album, è forse la discontinuità degli ultimi brani, risollevata dalla conclusiva “La ragazzina” che Bianconi dedica alla figlia. Quanto al manierismo eccessivo della voce di Francesco, forse causa scatenante attacchi anche estremi verso la band senese, diviene cifra stilistica moderata da Rachele che, a tratti, sembra gigioneggiare come una Viola Valentino dei tempi nostri.