Ognuno di noi ha la sua personalissima lista di canzoni preferite, questione di gusti, di età, a volte anche di stato d’animo. Una delle cose che più affascinano è la capacità di alcuni musicisti di reinterpretare in maniera personale brani, che sono presenti nelle personalissime top ten di milioni di persone: quelle che vengono definite cover sono un vero e proprio genere artistico, a suo modo affascinante. Iniziamo in questi giorni ‘tristi’, di perdita e lutto, un viaggio all’interno del mondo delle cover d’autore: viaggeremo sulle note di brani celebri, rivisitati da nomi illustri e perfetti sconosciuti, accomunati dalla capacità di rileggere capolavori riuscendo ad entusiasmare.
Iniziamo con un tributo a David Robert Jones Bowie, una serie di ‘cover’ di Space Oddity, brano celeberrimo che Bowie compose nel 1969: si tratta di interpretazioni in alcuni casi risalenti ad anni fa, in altri nati tra ieri ed oggi, sulla scorta di un’emozione che ha percorso il mondo. Consente a noi, ma speriamo anche a voi, di restare ancora un po’ a sognare sulle note di un capolavoro intramontabile.

Mike Massé at Pizza Pie, Salt Lake City
Tra una pizza e l’altra, Mike Massé, un avvocato americano con la passione per la musica (che lo ha spinto per vent’anni a suonare regolarmente nella pizzeria della capitale dello Utah) regala un’interpretazione intensa del capolavoro di Bowie. Ascoltate se vi va anche le altre cover caratterizzate dalla sua voce cristallina, ne vale la pena.

Seu Jorge
Cantante e musicista brasiliano che forse qualcuno avrà avuto la ventura di scoprire guardando “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”, film di Wes Anderson con Bill Murray, in cui il nostro si produceva, oltre che in una performance attoriale, anche in alcune reinterpretazioni dei classici di Bowie.

Smashing Pumpkins
Le Zucche Formidabili di Chicago ci regalano un’interpretazione energica e trasognata del classico di Bowie…

Jordan Rudess
Molti di voi lo conosceranno come tastierista dei Dream Theater: questo il suo personale tributo al Duca Bianco, con cui ha suonato sull’album Heathen nel 2002

Scott Bradlee
Eccoci ad un altro caso da web, un pianista con una grande formazione jazz, divenuto celebre come il creatore del ‘Postmodern Jukebox’, un collettivo di artisti che rivisitano con grande ironia brani storici e non solo. Questa la sua versione, particolarmente toccante, di Space Oddity

Il tributo “insolito” della citta di Utrecht

E in ultimo il tributo dei fan: avremmo potuto esserci tutti lì in mezzo, ma forse piace pensare in fondo di esserci sul serio